
La sera chiamo Romano al telefono scusandomi della mia veloce fuga. Temo che essa mi abbia precluso un rapporto che sentivo essere sempre più saldo.
Mi rassicura. Dice di capirmi. E mi aspetta.
La mattina la sua voce si fa subito incalzante.
“Ancora non so, quel pomeriggio di Giugno, che mentre sono testimone a Milano di uno degli eventi musicali più importanti della storia italiana, a millecinquecento chilometri di distanza, sul boulevard de l’Yser di Rouen, Felice Gimondi sta conquistando la Maglia Gialla del Tour de France.
È una televisione a mostrarmi le immagini di Felice che, a braccia alzate, regola un gruppetto di fuggitivi comprendente anche il vecchio Darrigade.
Raymond Poulidor, la sera, è a più di tre minuti dal bergamasco. Nell’albergo della Salvarani si brinda.
Alle nove di sera di quel giorno di musica, al confine con la Francia, cambio le Lire che ho nel portafoglio con i Franchi. Sento che la mia non sarà una toccata e fuga sul territorio francese.
Un saluto ai gendarmi che, vedendo sulla mia auto un disco orario pubblicitario della Salvarani, mi sorridono con la parola “Gimondì” alla francese.
Segno che Felice sta entrando nel loro cuore.”
Tratto da “Un Parmigiano al Parco dei Principi” di Alessandro Freschi (2019)