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Io Parlo Parmigiano

Vendemmia e pigiatura

Fino al secondo dopoguerra era frequente che i contadini producessero in proprio il vino, secondo i modi tradizionali che si trasmettevano di padre in figlio, con risultati molto diversi da casolare a casolare. Chi il Lambrusco lo faceva più chiaro o più scuro, con la "màcia" , come si diceva, più o meno spumante a seconda della fase lunare in cui si imbottigliava. La gente del paese aveva sempre un conoscente, un amico che faceva il vino in campagna e da lui si approvvigionava. E c'era anche chi andava oltre e si impeovvisava vignaiolo, cioè prendeva in affitto un filare di viti, se lo governava…

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Parma 1900

Illustrazione dell'umile Ponte Verde (oggi Verdi) con l'ingresso sotto il Torrione che conduceva al Parco Ducale. M'hanno insegnato che Parma ha tratto il suo nome dal latino e che tal nome deriva dalla sua forma rotondeggiante; io non credo troppo alle etimologie, poiché tanti malvagi tiri ci hanno giocato gli etimologisti; ma quesa volta debbo arrendermi. Comunque a me interessa assai poco sapere donde deriva il suo nome. Parma è quel che è, ed è bella per me come al mio tempo, ed affermo che forse era più bella di ora, e questo offende gli arichitetti o i capi-mastri che hanno fatto Parma come adesso.…

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Faustino Asprilla

Il mitico “Tino” in azione La tripletta al Torino; il gol in due tocchi alla Sampdoria su rinvio di Ballotta; le partite a carte nei bar della città; la punizione a San Siro, con frantumazione del record di imbattibilità del Milan; quarantadue capriole dopo un boato; il gol al Leverkuesen, la doppietta a Degerfors e quella all'Atletico: se mueve el Calderòn; a ballare fino al mattino, ma il giorno dopo in campo imprendibile; il gol di tacco alla Lazio; la rovesciata (alzandola da solo, tipo beach soccer) ancora coi biancoazzurri; le ragazze portate di nascosto in ritiro; la bomba all'incrocio nel ritorno con lo Sparta…

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Parma una città “colta”

Una veduta aerea del complesso della Pilotta Francamente non so se Parma sia città colta. La mia interlocutrice (una signora che gestisce un bel negozio in via Cavour e che è attiva nell'organizzare serate "dopo teatro") invece non ha dubbi. Non la è proprio - mi dice -. Comunque non come la città e i suoi cittadini amano rappresentarsi. Prova è che quando al Teatro Regio non c'è un'opera verdiana c'è poca gente. I parmigiani, musicalmente parlando, apprezzano solo quello che conoscono. Il resto lo disdegnano. Per conformismo, che si manifesta anche nell'attitudine "molto parmigiana" a muoversi sempre in gruppo quando si va a un…

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La Locomotiva elettrica

Già all'apertura delle linee si intravvide la necessità della presenza di almeno un paio di locomotori che avrebbero espletato varie mansioni, quali l'inoltro a destinazione di treni merci, e, non infrequenti, i servizi manovra in Piazzale Bixio e sui raccordi delle aziende convenzionate. Per cui, nel corso del 1911, giunsero al deposito della Centrale Bixio due piccoli locomotori elettrici a due assi motori, siglati n.1 e n.2, che dal 1918 avrebbero assunto la numerazione 91 e 92, consegnati dalla Ditta Carminati & Toselli di Milano.I due locomotori avevano caratteristiche uguali. Dotati di equipaggiamento bitensione, potevano marciare tanto sotto la tensione forese 4000 volt quanto sotto…

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Ambulanti di acciughe

Con che mezzo e come facessero ad arrivare dalle nostre parti è un mistero, fatto sta che con l'inizio dell'autunno e fino al tempo di Natale, una volta ogni quindici gioni, gli ambulanti di acciughe facevano la loro comparsa nei borghi dell'Oltretorrentene della Parma Vecchia.Lo ricordava ancora con un pizzico di nostalgia mista a "magón" Umberto Vicini, parmigiano del sasso, fratello dell'indimenticato Luigi, il poeta dei sublimi sentimenti "dedlà da l'àcua". Umberto rammentava che quando incominciavano ad apparire negli angoli dei borghi i baracchini di castagne con il loro inconfondibile profumo e le stradicciole erano immerse nei fiati torbidi di nebbia, facevano la loro apparizione…

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Torén

Ettore Bernieri, in arte Torén Ettore Bernieri, canarini e bigiotteria. In due parole tutta "l'azienda" di questo popolare personaggio della Ghiaia, che fin da ragazzo (è nato nel 1937), nonostante le difficoltà di esprimersi e di muoversi, ha sempre trafficato per guadagnarsi da vivere.Un carrettino sul quale arrancare da Strada Nuova al mercato, e via. E alla sera Torén non manca di contare qualche soldo veramente sudato. È un esempio per tanti che non hanno la forza d'animo per vincere malattie e deformità; e poi Ettore è anche simpatico (oltre che furbo: è difficile imbrogliarlo), e una volta che alcuni malvagi gli hanno gettato il…

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Strilloni e giornalai

In questa ormai storica immagine del fotografo parmigiano E. Pesci (dovrebbe essere addirittura il lontano 1912) sono raccolti i più noti giornalai e strilloni di allora, diffusori della Gazzetta di Parma e quindi collaboratori e autori del boom successivo del quotidiano in città e provincia. Da sinistra in alto, Bianchetti (conosciuto come Céco), strillone; poi Riccardo Zazzali, che gestiva l'edicola di via Emilia Est; Arduino, titolare dell'edicola presso la vecchia sede della Rizzoli & Emanuelli; Ghidini detto "Morén"; Bonaconza, che aveva una delle edicole più note, quella in piazza della Steccata; lo strillone Barvitius, capostipite di una dinastia di strilloni (e qualcuno afferma anche di…

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La mé mama

La mé màma l' é picén'nala pär 'na bambolén'na.Però la m' fa filär:an gh' é mìga da scarsär. Un trucch a j' ò imparè:dil vòlti a gh' digh ch' a són malè.Pjan pjan, la m' véna azén,e po la m' da 'n bazén. No, no! A j' ò fat par scarsär:àla màma, bozìj mìga contär.Bizòggna dir sémpor la vritè,par podér ésor pardonè. Poesia di Vittorio Campanini tratta da "Impariamo il Dialetto Parmigiano (2012)

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Lo stadio Tardini

All'alba del suo 100° anno, lo Stadio Tardini ritrova la meritata Serie A grazie alla strabiliante stagione del Parma Calcio 1913. Ecco un estratto del libro "Il Tardini di Parma" a cura di Paolo Giandebiaggi (2023): […]Solo alla fine del conflitto, quindi dal 1919 al 1920, si cercò di riprendere e di attuare il sogno-progetto di un grande luogo atto a ospitare gli sport più popolari. Fu allora che si posero le basi per quello che diverrà di lì a breve ciò che oggi tutti conosciamo come Stadio Tardini (4° stadio più antico d'Italia dopo il Ferraris, o Marassi, di Genova, il Penzo di Venezia…

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