Io Parlo Parmigiano

Lo Stemma di Parma

La prima notizia che abbiamo dello stemma del nostro Comune risale al 1329. Dal 𝐶ℎ𝑟𝑜𝑛𝑖𝑐𝑜𝑛 𝑃𝑎𝑟𝑚𝑒𝑛𝑠𝑒 possiamo trarre la sua descrizione « 𝘈𝘥 𝘤𝘢𝘮𝘱𝘶𝘮 𝘷𝘦𝘳𝘮𝘪𝘭𝘪𝘶𝘮 𝘦𝘥 𝘢𝘥 𝘊𝘳𝘶𝘤𝘦𝘮 𝘢𝘭𝘣𝘢𝘮 𝘪𝘯 𝘪𝘱𝘴𝘰 𝘤𝘢𝘮𝘱𝘰 ».Nello stesso anno è ricordato un corteo che sfila « 𝘤𝘶𝘮 𝘷𝘦𝘹𝘪𝘭𝘭𝘰 𝘯𝘰𝘷𝘰 𝘊𝘰𝘮𝘮𝘶𝘯𝘪𝘴 »: dobbiamo pensare sia quello sopra descritto.In che anno il campo rosso con crece argentea si muta in giallo con croce azzurra? Non sappiamo con esattezza, ma certo non dopo il 1447, quando una pergamena contenente i capitoli di alleanza tra Parma e Milano, datata 20 Aprile 1447, porta dipinti gli stemmo dei due Comuni. Quello di Parma è…

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Biblioteca Palatina: un tesoro nella Pilotta

Se c'è un luogo a Parma che incarna la cultura e la storia della città, è il Complesso della Pilotta. Al suo interno si cela un tesoro inestimabile: la Biblioteca Palatina. Ma qual è la sua vera data di nascita? Per secoli, gli storici hanno ignorato l'esistenza del documento che ne fissa l'inizio. Grazie al fortunoso ritrovamento di un documento nel Fondo Moreau – scampato ai bombardamenti del 1944 – possiamo finalmente svelare la data ufficiale: la Biblioteca Palatina ha radici profonde nel 1761. Una relazione del 1860, a firma di Pezzana, riportava un passaggio cruciale. Il Duca Don Filippo di Borbone (a cui si…

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Ardola : il paese dove non si muore mai

Prima di lasciare definitivamente Zibello, Paolo mi lascia un ultimo pensiero su cui meditare. «Mo raccomando passa da Ardola: è il paese dove non si muore mai! È una delle tante frazioni di Zibello e non ha mai avuto un cimitero. È un posto dove la morte non arriva. Non lo dico solo io: è una delle tante voci de la ‘Bassa’. Qui si sa affrontare la morte con il sorriso sulle labbra. Quello del camposanto non è l’unico mistero. C’e un’altro enigma religioso che dura dal lontanissimo 15 Luglio 1746. Oggi sembra però aver trovato una spiegazione scientifica definitiva. Ci si deve nuovamente calare…

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Mozart a Parma

Finalmente, dopo un giorno di viaggio, la carrozza dei Mozart varcò le porte di Parma. La città li accolse con il suo inconfondibile fascino barocco, un tripudio di architetture maestose e dettagli raffinati che dovettero colpire profondamente il giovane compositore.Parma, con la sua ricca tradizione musicale, rappresentava una tappa fondamentale del grand tour italiano di Mozart. La citta ducale, infatti, vantava una vivace scena artistica, con il suo teatro e le numerose chiese dove la musica sacra fioriva rigogliosa. L'arrivo a Parma non fu solo una sosta nel viaggio, ma un'immersione totale in un ambiente culturale stimolante. Il giovane Wolfgang ebbe l'opportunità di ascoltare nuove…

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Garbin

Uno era Garbin. I servizi sociali avevano cercato più volte di trovargli una sistemazione in casa protetta, ma Garbin viveva bene in ospedale. Non appena veniva dimesso dal reparto usciva, sceglieva una delle strade che fiancheggiavano il Maggiore, si sdraiava in mezzo alla carreggiata e aspettava di essere soccorso. Via Abbevveratoia, viale Osacca, via Gramsci erano vie molto frequentate e in poco tempo Garbin era di nuovo ricoverato. I medici ormai lo conoscevano e per evitare che facesse troppa confusione in reparto, dato che ormai considerava le corsie come fossero casa sua, scrivevano una lettera di dimissioni "preventiva" pronta per essere siglata anche nel cuore…

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Il Taro Taro

Correva l'anno 1971 e mentre veniva pubblicato il brano di John Lennon "Imagine" e a Londra apriva il primo "Hard Rock Cafè", Sergio Bertazzon, reggiano di Casalgrande, durante un pranzo con l'amico Gino Manganelli, titolare del ristorante albergo "La Pineta" di Collecchio, ebbe l'idea di aprire un locale dove si potesse ballare anche bevendo un drink e ascoltare i migliori cantanti italiani e stranieri.Manganelli gli propose un appezzamento di terreno vicino alla "polveriera" posta ai piedi dei Boschi di Carrega.[…] Anticipando le strategie future del locale, che avevano come obiettivo soprattutto le ospitate VIP, il 1° Giugno 1972 il TaroTaro Club inaugurò con un testimonial…

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La Porta di Viarolo

Siamo alle porte di Parma e alle porte della Bassa e questa Porta a Viarolo è quasi trattoria di confine, ma con la piacevolezza di tutto quanto è tradizione, tra materie prime di qualità e preparazioni attente e precise. Paola e Simone in sala, Nicole in cucina rappresentano quelle tradizioni famigliari forti e compatte. E le scelte di Nicole in cucina sono ben rappresentate e sostenute da Paola e Simone. Un legame che, semmai ce ne fosse bisogno, aumenta ancora di più il valore di un menù tradizionale, preparando seguendo le stagioni. E quando si parla di stagioni, si intende anche stagioni della tradizione. Così…

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L’arrivo dei fast food a Parma

Illustrazione di Daniele Freschi Noi, i ragazzi di San Leonardo, in quegli anni avevamo un chiodo fisso: magnär bén!Le nostre giornate trascorrevano con l'unico obbiettivo di frequentare le migliori trattorie della città, pur non disdegnando qualche fugace passaggio in paninoteca.[…] Tra il dire e il non dire, si iniziava proprio in quelle cene a parlare di un possibile sbarco in città di un marchio americano conosciuto in tutto il mondo. "Chi éni lilór? Còjj di hamburgher? A Pärma? Mo läsa lì…!" […] Una volta arrivato il fatal giorno dell'inaugurazione, D-day cittadino, anche noi ragazzi di San Leonardo decidemmo di andare a scoprire la grande novità.…

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Borgo dei Grassani

Da via Costituente (3^ laterale a sinistra) a Borgo San Giuseppe. Antica famiglia parmense, della quale si hanno notizie sin dal 1442; un Bartolomeo Grassani, figlio di Genesio, era cittadino di Parma e abitava in quell'anno nella vicinia di S. Basilide in Borgo Minellorum. Un altro Grassani, Cristoforo, nel 1699 possdeva e abitava una casa pesso S. Basilie, come emerge dall'atto di cittadinanza conferitogli (Archivio del Comune). Il Borgo attualmente comprende anche quello di San Giobbe, la cui denominazione proviene dal vicino oratorio (tra via S. Giuseppe e Borgo dei Grassani) costruito nel 1624, cusodito dalla Congregazione della Corona della S. Vergine, fondata nell'oratorio delle…

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Essere segreto come la grappa della Tita

"Essere segreto come la grappa della Tita", ci riporta ai tempi del primo Novecento, quando a destra di chi guarda la Chiesa di San Pietro si potevano contemplare i tre bacili lucenti che facevano da insegna alla bottega del barbiere Miljén Alessandrini. Oltre il negozio di Miljén si trovava il Caffè Dàla Tìta, che doveva la sua fama all'incredibile varietà di grappe di ogni tipo e provenienza, in cui la Tita si era specializzata. Di giorno il negozio aveva un aspetto non proprio invitante, vuoto com'era o con pochissimi clienti; cominciava a prender vita a tarda sera o in piena notte, quando diventava il ritrovo…

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