Io Parlo Parmigiano

San Biagio ha la neve sotto il naso

Il 3 Febbraio la chiesa e le tradizioni popolari festeggiano San Biagio, riconosciuto il santo protettore della gola. Era infatti tradizione che la gente si facesse benedire la gola durante la messa dal sacerdote che imponeva sulla gola dei fedeli due candeline incrociate tenute assieme da un nastro rosso. I nostri nonni si facevano "sgnär la góla" nelle loro chiese, mentre gran festa veniva fatta a Mamiano, Mossale, Talignano, Coloreto di San Lazzaro, Torrile e Sesta di Corniglio. Siamo ancora in pieno inverno ed è per questo motivo che San Biagio era considerato l'ultimo temibile "mercante da neve", da qui l'antico proverbio tratto dalla raccolta…

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Parma e l’Aida

La sua città, dicono i parmigiani. Ma sappiamo che lo fu a metà, per colpa di quelle ferite, alle origini della carriera, mai più rimarginate. In seguito la sua notorietà divenne così grande, che egli stesso dovette accettarla: non gli era concesso cioè di rimanere prigioniero del passato, quando ormai il nome Giuseppe Verdi, come ogni bene universale, apparteneva al futuro. Stava avvicinandosi l'epoca dell'Aida, una delle sue massime realizzazioni. Lo spettacolo di Parma, allestito nei primi giorni di Aprile del '72, con la supervisione dell'autore, riuscì senza dubbio uno dei migliori. La città si mostrò grata a Verdi e lo coprì di onori. Fu…

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Don Martino

Natale 1935. Don Martino era un armadio che, quando entrava nelle casette dei parrocchiani, doveva inchinarsi e magari sgusciare di traverso. Dal pulpito tuonava con una voce che la sentivano anche quelli che erano rimasti a pascolare le vacche, i fedeli non capivano cosa dicesse, tra un Sodoma e Gomorra e un Anatema, ma restavano intronati a pentirsi non si sa di che.Però gli volevano tutti bene perché era il più povero del paese, e con la scusa di fargli controllare il libretto colonico con i conti del padrone, riuscivano a regalargli qualche uovo o un salame (dico con la scusa, perché in fatto di…

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Ginepro Natalizio

È una storia antica che profuma di umanità, di pane, di cose semplici ma care al cuore.Un tempo, in collina e in montagna, forse per quell'atavico rispetto dei nostri vecchi nei confronti dell'abete, l'albero sacro per eccellenza ai celti, simbolo della vita, che non si poteva sradicare o abbattere nemmeno per Natale, nelle patriarcali cucinone dalle pareti annerite dagli anni e dal fumo…spuntava il ginepro. Ed allora, in prossimità delle feste natalizie, il "rezdór" si recava nel bosco e lì, tra la neve, sbroccava un robusto ramo di ginepro (che trasportava a casa con la "broséla" trainata dalle mucche o, in caso di molta neve,…

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Generazione Telefonén

Quella mattina Andrea è al lavoro. Terminata una call e in attesa di un meeting fissato tra vari slot offertigli (mo pénsa ti cme 'gh' tòcca parlär in ufìssi), nota un gruppetto di colleghi concentrati sul solito maledetto telefono. Se la ridacchiavano davanti ad un video di Youtube."Saranno le solite coglionate moderne di youtuber che a me non fanno ridere…" pensava. Gli sembrava però di cogliere vagamente qualcosa di famigliare.Echeggiava un quasi impercettibile " A m' bàla 'n' òc' ". " A m' bàla 'n' òc' ? " continuava a chiedersi.D'un tratto si avvicina e davanti ai suoi occhi appare un video in bianco e…

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Parmgiano: lingua o dialetto?

Se siete parmigiani, sapete bene che c'è un suono, un accento, che risuona più di ogni altro nelle vie del centro e nei borghi: quello del nostro dialetto. Per tradizione lo chiamiamo così, ma la verità è che la nostra parlata è, a tutti gli effetti, una vera e propria lingua. La storia non mente. Il dialetto parmigiano viene da lontano, portando con sé le tracce di secoli di vita, scambi culturali e tradizioni. Vantiamo una vera e propria letteratura in dialetto, fatta di testi teatrali, poesie e un inestimabile tesoro di modi di dire e proverbi che sono la bussola della nostra saggezza popolare.…

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Come noi nessuno mai

"Settembre a Milano, aria fina, aria di Serie A. Non è un sogno, si torna alla Scala del calcio. Se giochi qui sei davvero in Serie A. Il sogno è realtà. E abbiamo già bisogno di punti, in A vogliamo restarci. Bello tutto comunque, anche l'Inter in maglia (quasi) crociata e noi in gialloblù. Via dunque, decisi e spensierati. Come si usa dire, qui non abbiamo nulla da perdere. L'Inter non segna, noi nemmeno. Andrebbe già bene così, un pari a San Siro non l'avresti firmato? Dalla D alla C, poi la B e ora la A. Dailà, va bene così. Per tutti tranne che…

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Gimondi alla Salvarani

La sera chiamo Romano al telefono scusandomi della mia veloce fuga. Temo che essa mi abbia precluso un rapporto che sentivo essere sempre più saldo.Mi rassicura. Dice di capirmi. E mi aspetta.La mattina la sua voce si fa subito incalzante."Ancora non so, quel pomeriggio di Giugno, che mentre sono testimone a Milano di uno degli eventi musicali più importanti della storia italiana, a millecinquecento chilometri di distanza, sul boulevard de l'Yser di Rouen, Felice Gimondi sta conquistando la Maglia Gialla del Tour de France.È una televisione a mostrarmi le immagini di Felice che, a braccia alzate, regola un gruppetto di fuggitivi comprendente anche il vecchio…

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La spalla cotta di Giuseppe Verdi

"Caro Arrivabene, io non diventerò feudatario della Rocca di San Secondo, ma posso benissimo mandarti una spalla di quel Santo. Anzi, te l’ho già spedita stamattina colla ferrovia. Quantunque la stagione sia un po avanzata, spero la troverai buona, ma devi mangiarla subito, prima che arrivi il caldo. Sai tu come va cucinata? Prima di metterla al fuoco bisogna levarla di sale, cioè lasciarla per un paio d’ore nell’acqua tiepida. Dove bollire a fuoco lento per sei ore, poi la lascerei raffreddare nel suo brodo. Fredda che sia, vale a dire circa 24 ore dopo, levala dalla pentola, asciugala e mangiala." (ricetta di Giuseppe Verdi…

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La cena del norcino

Un manoscritto che porta la firma di Ser Matteo Cattarini del fu Gasparo fu Antonio datato 1806, Primo Anno del Regno d'Italia imperando Napoleone il grande et sendo Viceré il Prencepe di Venassia Eugenio Napoleone, descrive la cena che la massaia offriva, dopo il duro lavoro della macellazione del suino, al norcino e ai suoi aiutanti: «La tavola abbia li seguenti piatti…bevito mezzo goto di vino bianco a salutare l'apertura del pasto, il primo piatto sii di boni risi con li figatelli di pollastro in brodo, che la massara curarà sii ben fisso, come fissa è stata la bona sorte del suino. Et indi il…

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