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Io Parlo Parmigiano

24 aprile 1943

I Fabbricieri della Cattedrale fanno una convenzione con Luchino Bianchino per la costruzione delle porte della Cattedrale stessa e del Battistero.Il Bianchino parmigiano, valente nel lavorar d'intaglio in legno, arte la quale si può dir che partecipi del pittore e dello scultore fu scolaro di Bernardino de' Canocci da Lendinara, riputatissimo maestro di tarsia, che con Pier-Antonio dell'Abate da Modena lavorò nella Cattedrale, e nel 1494 fece le prospere del Battistero; ebbe la cittadinanza di Parma ed abitava non lunghi da S. Alessandro. Le porte del nostro Bianchino sebbene vecchie dimostrano tuttora la molta perizia dell'artefice: quelle che vediamo ora al Battistero furono rifatte assai…

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La Famija Pramzàna

[…] Infatti era da poco terminata la guerra, in tutti c'era vivo il desiderio di ritrovare gli amici e con essi di ricostruire tutto quello che la guerra aveva distrutto e, come motivo, anche dimenticare le tristi vicende ricreando quel clima nostrano d'un tempo di cui si erano affievoliti i ricordi. Così, nel piccolo locale di Pepén in Borgo S. Ambrogio, tra le tante idee che vecchi amici ebbero, prese piede quella di creare anche a Parma una "Famìja" a somiglianza di quelle di Milano, Torino, Bologna. Fine primario: tenere vivo l'amore per le arti, per le tradizioni, per il folklore e in genere, per…

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Il Duomo di Parma

Anche oggi il Duomo di Parma domina tutta la città. Una forza è rinchiusa nella pietra e ne fa un immenso corpo vivo, radicato sulla terra, percorso dalle tensioni che la vita dei tempi vi ha accumulato; una nuova incarnazione dello spirito, mentre i traffici, gli interessi, le storie degli uomini allargavano e disperdevano la città all'intorno, sempre più lontano. A vederlo da qualche altana che ancora esiste nella parte di settentrione, la sua massa rosa e grigia appare alzata sull'onda abbrunita dei tetti, suprema su ogni altra cosa; e anche dall'alto dei grattacieli ai margini della cittla visione si arresta, tra l'indistinto di ogni…

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Labirinto della Masone

È il sogno divenuto realtà di Franco Maria Ricci (1937-2020), editore, grafico, collezionista e bibliofilo. Il Labirinto del Masone, nei pressi di Fontanellato, è il più grande al mondo ottenuto con piante di bambù. Lì è bello perdersi e ritrovarsi, con la consapevolezza che raggiunta l'uscita si potranno ammirare il museo, con le opere d'arte raccolte in cinquant'anni dal fondatore, mostre temporanee e la biblioteca che accoglie le celebri edizioni di Ricci. Il complesso ospita un bistrot, affidato allo chef stellato Massimo Spigaroli. Tratto da "Parma City Guide" della Gazzetta di Parma (2020)

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Onorevole Digestione

Nessuno sapeva il suo vero nome; venne da tutti chiamato "Onorevole Digestione" da una frase che lui stesso ripeteva in ogni circostanza. Lo chiamavano anche "Professore" per "la sua palandrana nera" che il tempo aveva cambiato in verde scuro come una patina di muschio su cosa antica, per la dignità con cui viveva la sua miseria, ma soprattutto perché era poeta. Suo posto di elezione, oltre che i caffè in Piazza Garibaldi, era un muro di Corso Vittorio Emanuel, che divideva con una donnina piccola piccola con un volto senza espressione: sua moglie, Pamela. Il "Professore" e Pamela erano educatissimi; lei non parlava mai e…

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La fésta dal SCOCÉN : il gioco di Pasqua della tradizione

Lo Scoccetto, conosciuto anche come scoccino, coccino o coccetto, è un gioco che viene praticato il Lunedì di Pasqua in piazza, sfidando compaesani, o in casa tra amici e parenti, normalmente prima del pranzo. Lo SCOCÉN è un gioco semplice: vince chi riesce a rompere il guscio dell’uovo avversario con il proprio uovo. Fondamentale per partecipare è prepararsi una scorta di uova sode, le quali vengono il più delle volte colorate e decorate. Nonostante le uova debbano essere sempre di gallina, c’è chi tenta di utilizzare anche le uova di faraona, che hanno un guscio più resistente. Con una buona provvista di uova sode i ragazzi…

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Al Cazär – il casaro

L'alväda era alle quattro del mattino. A volte anche alle tre. La prima cosa che faceva il cascinaio era quella di accendere la caldaia, compito asseganto al giovane sottcaldéra il quale, nella fornacella, cominciava a bruciare fascine e legna. Aveva così inizio quel miracolo laico chiamato parmigiano creato dalla magia del fuoco, del latte, dall'antico lavoro dell'uomo e…dalla Màn dal Sgnór. Tratto da "Pärma äd 'na vòlta" di Lorenzo Sartorio (2015)

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Aldo: il custode del gusto parmigiano

Aldo è stato molto più di un semplice ristoratore a Parma: era una vera e propria istituzione. Con una lunga storia culinaria, Aldo ha plasmato il panorama gastronomico locale con la sua dedizione e passione. Aldo è una vera istituzione. È forse l'ultimo oste-ristoratore esistente a Parma. Aldo è Aldo e basta. Lavora tra i fornelli da quando aveva 15 anni e prima di aprire il locale in Piazzale Inzani nel 1962, aveva in Via Bixio una rosticceria dove preparava ogni giorno lasagne, tortelli, gnocchi, bolliti e stracotti da asporto e per rifornire le tante osterie sparse per tutto l'Oltretorrente - a volte le polpette…

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Le Sorelle Fontana: Maestre dell’Eleganza Italiana

Nel pittoresco borgo di Traversetolo, tre giovani donne sognano di lasciare un'impronta indelebile nella storia della moda. Zoe, Micol e Giovanna Fontana nascono tra il 1911 e il 1915 da una famiglia di sarte, portando avanti una tradizione di creatività e dedizione al lavoro. Questa è la storia delle Sorelle Fontana, icone della moda italiana che hanno conquistato il mondo con il loro stile incantato e sontuoso. Gli Inizi e la Seconda Guerra Mondiale Nel 1938, le tre sorelle intraprendono la loro avventura nel mondo della moda a Roma, lavorando inizialmente come apprendiste sarte. Durante la Seconda Guerra Mondiale, fondano una maison specializzata in abiti…

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SERENÄDA DAL MAT D’ AMÓR

SERENÄDA DAL MAT D' AMÓR Tratto da "Alfredo Zerbini - Tutte le Poesie" (1965) L' é zà da 'n po ch' a t' fe l'indifarénta…Parchè? Co' t' òja ditt? Co' t' òja fat?Parchè färom patìr, acsì, par njénta?Parchè, parchè razär cmé can e gat? Me mädra la m' à ditt: "S' la ne t' vól mìgava insèmma a 'n' ätra, fa mént a mi."Mo da sta béla bòcca, chi 'm' dezlìga?Cmé pòssja fär s' a ne 't me pjäz che ti? Ritornél Mo guärdom, guärdom bén, guärdom in-t-j òc's' a t' vól capìr che mi 't' vój bén bombén.An vèddot mìga ch' a t' stagh…

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