Il 3 Febbraio la chiesa e le tradizioni popolari festeggiano San Biagio, riconosciuto il santo protettore della gola. Era infatti tradizione che la gente si facesse benedire la gola durante la messa dal sacerdote che imponeva sulla gola dei fedeli due candeline incrociate tenute assieme da un nastro rosso. I nostri nonni si facevano “sgnär la góla” nelle loro chiese, mentre gran festa veniva fatta a Mamiano, Mossale, Talignano, Coloreto di San Lazzaro, Torrile e Sesta di Corniglio. Siamo ancora in pieno inverno ed è per questo motivo che San Biagio era considerato l’ultimo temibile “mercante da neve”, da qui l’antico proverbio tratto dalla raccolta del Rognoni “San Bjäz pòrta la néva sott’ al näz”. Le giornate, nonostante qualche scherzetto metereologico di Febbraio, si allungano ed allora i nostri nonni, proprio in relazione alla timida avanzata della luce del giorno sulle tenebre della notte, avevano coniato un saggio proverbio che aveva come protagonista il duro lavoro muliebre: “Se zlónga la giornäda, se scùrta la gociäda”. Ossia, si allunga la giornata e si accorcia la gugliata. Era il motto delle filatrici quando il lavoro dei campi e l’abbreviarsi delle sere, all’uscir dell’inverno, lasciava poco tempo ai lavori di cucito.

Tratto da “Strolghe” di Lorenzo Sartorio (1990)