“Esteriore evidenza” in effetti ci fu molto di più nel film che Antonio Pietrangeli venne a girare a Parma nel 1962: derivava da un romanzo della parmigiana Bruna Piatti, libro del quale furono conservati il titolo e qualche linea essenziale, anche se la sceneggiatura fu affidata a personaggi quali Scola e Maccari già ben collaudati, come del resto lo stesso Pietrangeli, nel genere “commedia all’italiana” che stava raccogliendo in quei primi anni Sessanta i suoi frutti migliori. 𝘓𝘢 𝘗𝘢𝘳𝘮𝘪𝘨𝘪𝘢𝘯𝘢 intendeva essere un film sulla provincia, oltre che su un personaggio femminile centralissimo nella vicenda.
Incomincia con l’arrivo di un treno in stazione e il cartello della città, “Parma”, ben in evidenza nell’inquadratura. Una ragazza, giovane e bella (che lo spettatore riconosceva subito come la francese Catherine Spaak, reduce dal successo de 𝘓𝘢 𝘷𝘰𝘨𝘭𝘪𝘢 𝘮𝘢𝘵𝘵𝘢 di Salce, dove aveva fatto la ragazzina che fa innamorare il quarantenne Tognazzi), scende e sorride al contatto con la città, quando passando davanti al monumento a Bottego davanti alla stazione, sente un agricoltore parlare a un altro in dialetto e dirgli che lui del MEC se ne “sbatte le balle”.

Tratto da “Parma e il Cinema” di Roberto Campari (1986)